Palliativo Britannico?

Nonostante i risultati altalenanti a livello europeo (solo tre Champions League vinte dal 2000 ad oggi, con il 3° posto nel Ranking UEFA a rischio per i prossimi anni), la Premier League continua ad essere il campionato di calcio per club più ricco e attraente del mondo.

Il fascino del campionato inglese è decisamente elevato presso i media mondiali, e il nuovo contratto televisivo da oltre £5 miliardi di sterline (più di sei volte superiore a quello che è l’accordo TV per la Serie A italiana) che entrerà in vigore nella prossima stagione ha portato denaro fresco e abbondante nelle casse dei 20 club della massima serie.

Parallelamente, ha riacceso il dibattito attorno all’impressionante ed inarrestabile aumento dei prezzi dei biglietti allo stadio, che hanno creato un profondo cambiamento sociale nella composizione del tifo britannico.

Negli ultimi mesi, l’eco delle proteste di tifoserie come quella del Liverpool han fatto discutere sull’effettivo potere dei Fan nel contrastare questo fenomeno.

È in questo contesto che si inserisce l’accordo raggiunto stamattina tra i 20 club di Premier League che porterà, nelle prossime tre stagioni (quelle dell’accordo monstre), ad un tetto di massimo £30 per i cosiddetti Away Tickets, i biglietti per le partite in trasferta.

La misura è una risposta d’impatto alla campagna Twenty is Plenty, che promuoveva un tetto massimo inferiore, pari a £20 (poco più di €25). L’accordo unanime sulle £30 ha scongiurato una possibile spaccatura tra le società in caso di eventuale votazione, che si sarebbe svolta entro fine mese, sulle £20 volute dai tifosi.

Una domanda da porsi, a questo punto, dovrebbe essere la seguente: £30 è abbastanza?

Inizialmente sembreremmo propensi a dire di sì, specialmente guardando a questa tabella del Daily Mail, che mostra l’aumento degli Away Tickets delle 11 squadre di Premier League sempre presenti nella massima serie nelle ultime 20 stagioni.

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Fonte: Daily Mail

Come si può vedere dalla tabella, l’aumento del biglietto delle squadre considerate è andato ben oltre qualsiasi tasso di crescita fisiologico dovuto all’inflazione.

Il caso più eclatante è, senza nessuna sorpresa, quello dell’Arsenal, che ha visto un per certi versi necessario aumento dei prezzi a seguito dell’inaugurazione, dieci anni fa, del suo Emirates Stadium.

Osservando meglio la tabella però si arriva a intuire come il tetto di £20 avrebbe rispecchiato in alcuni dei casi il potenziale prezzo odierno seguendo il tasso d’inflazione: in contrasto, alcune delle squadre (Tottenham, Southampton, Chelsea) già 20 anni fa si avvicinavano a quel prezzo “limite” oggi richiesto dai fan: in questi casi parliamo di squadre che 20 anni fa (ma anche oggi) avevano impianti relativamente piccoli, attorno ai 40.000 posti a sedere, con necessità quindi di ricavi anche sui biglietti “esterni”.

L’accordo collettivo rimpiazza, almeno momentaneamente, il cosiddetto ASI (Away Supporters’ Initiative): una serie di contributi economici (dal valore minimo totale di £200.000 a squadra) previsti dai 20 club di Premier per gli Away Supporters dal 2013-14, data di partenza dell’attuale contratto televisivo (di valore inferiore del 71% rispetto al nuovo).

Le iniziative, in alcuni casi, prevedevano già tetti massimi ai prezzi (il caso dello Swansea e del’iniziativa “True for 22”), accordi di reciprocità (con protagonista in questo caso il Newcastle), trasporti gratis o agevolati (anche in aereo) per alcune delle partite della stagione o sconti fissi (tra i £4 e i £5) sul prezzo del biglietto in trasferta applicato dalla squadra ospitante (è il caso di club più blasonati come Arsenal, Liverpool e Manchester United).

È tuttora poco chiaro se le agevolazioni dell’ASI continueranno ad essere applicato, singolarmente o collettivamente, da parte dei club di Premier League (l’Arsenal ha già confermato lo sconto di £4, stabilendo quindi un tetto di £26 al prezzo di tutti gli Away Tickets).

È altrettanto dubbio quanto l’accordo possa rappresentare da apripista a una riduzione anche per quanto riguarda i prezzi dei biglietti casalinghi e degli abbonamenti stagionali.

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Fonte: Premier League

La Premier League, per evitare che tutto questo sia semplicemente considerato un palliativo, un semplice contentino per i tifosi, deve quindi far in modo che l’accordo di oggi sia un punto di partenza (e non di arrivo). In questa direzione il prossimo passo potrebbe essere l’istituzione di un Season Away Ticket, misura che testimonierebbe la crescita della collaborazione tra i 20 club di Premier.

In caso contrario, sarà dura non vedere l’accordo come un Image Cleaning da parte dei club di Premier League dopo le reazioni negative alle voci sulla futura Superlega Europea.

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