Olympic Rumble

Dopo mesi di rumors, nel pomeriggio italiano di ieri il board di Team USA ha finalmente reso nota la short-list di 30 giocatori pre-Rio 2016, tra i quali verranno selezionati i 12 che fra otto mesi saranno Campioni Olimpici in Brasile.

L’ingrato compito di lasciarne fuori 18 toccherà, per l’ultima volta in carriera, a Mike Krzyzewski (sì, ho fatto copincolla), che sarà coadiuvato da assistenti dal calibro di Jim Boeheim, Tom Thibodeau e Monty Williams.

Ho letto tantissimi commenti in giro dal tono “se fanno la squadra B vincono l’argento” (vero): nel mezzo di questa lettura mi sono divertito a immaginare un utopico sistema di selezione dei “magnifici 12”.

Via sorteggio, ho diviso i 30 “Finalists” in 8 squadre (6 da 4 e 2 da 3), pronte per disputare un torneo 3 contro 3 che si propone di superare, quanto ad agonismo “da allenamento” il mitologico scrimmage del Dream Team 1992 a MonteCarlo.

Si gioca il primo giorno di Training Camp a Las Vegas, così da poter affrontare l’intera preparazione in serenità, per concentrarsi al meglio sulle tattiche da usare per sconfiggere Spagna, Lituania e Venezuela.

Regole semplici: vince chi arriva per primo a 11 (canestro da 2 vale 1, da 3 vale 2) o chi ha più punti dopo 6 minuti; “chi segna regna”; cambi volanti; dopo il 4° fallo di squadra 1 punto alla squadra che subisce il fallo; in caso di parità a 10 si va a oltranza fino ai due punti di scarto; in caso di parità dopo 6 minuti, Golden Basket, chi segna vince.

Tabellone a eliminazione diretta, con le due squadre finaliste che staccano il biglietto per Rio. Gli ultimi 4 si decideranno in una sfida all’ultimo sangue tra la terza classificata e la “migliore” del minitorneo tra le 4 che perderanno i quarti di finale, così da tenere in gioco tutti e fare vincere l’agonismo.

Passiamo alla presentazione delle squadre!

Iniziamo dalle “due da tre”, dal tasso tecnico decisamente elevato (e, rispettivamente, testa di serie numero 1 e 2).

Nella squadra Alfa il duo Stephen CurryAndre Iguodala si prepara alla sfida finale accogliendo il Monociglio-che-tremare-il-mondo-fa (cit.): Anthony Davis. Vista la presenza degli ultimi due MVP NBA (Regular Season e Finali), la squadra Alfa è la testa di serie numero 1.

L’Epsilon risponde con due veterani delle Olimpiadi come LeBron JamesCarmelo Anthony, più un giocatore letale in area FIBA come Paul George. Teste di serie numero 2, e probabilmente la vera squadra favorita.

Le “6 da 4”, distribuite nel tabellone in maniera assolutamente random, non sono certo inferiori quanto a talento.

La Beta è probabilmente quella fisicamente più Importante (cit.), con DeMarcus Cousins, Dwight Howard e Draymond Green, con Chris Paul a portare ordine e playmaking.

Nella Delta si ricompone il vecchio duo Grizzlies formato da Mike ConleyRudy Gay, che si vanno ad aggiungere a due figli “diversi” di LA, uno acquisito (Blake Griffin) e “naturale” come Russell Westbrook.

Nella Gamma largo ai giovani, con Harrison Barnes, Andre Drummond, Kyrie IrvingKawhi Leonard.

L’Eta, che contende il ruolo di “più fisica” alla Beta, schiera LaMarcus Aldridge, Kenneth Faried, James Harden e Kevin Love. Qualcuno potrebbe ironizzare sulla natura esplosiva di questa formazione, ma non io.

Andiamo avanti con la Teta, forse la più “”debole”” delle otto, che schiera “solo” Jimmy Butler, Demar DeRozan, Gordon Hayward Klay Thompson.

Chiudiamo con la Iota, la squadra dei sogni dei tifosi Wizards: al duo John Wall-Bradley Beal si va infatti ad aggiungere Kevin Durant. Chiude il roster DeAndre Jordan.

Con Thibodeau e Boeheim a dividersi il ruolo di “arbitro” di turno, e Coach K ad osservare silente, parte il torneo.

Il tabellone offre.

Alfa (1) – Delta
Gamma – Iota
Beta – Eta
Epsilon (2) – Teta

Alfa-Delta parte, manco a dirlo, con Steph Curry che prima segna il tiro libero per il possesso e poi, con davanti un Conley inerme, infila tre triple in fila senza senso. Sul 6-0 c’é il primo cambio, con Westbrook che rileva lo spaesato Mike e, alla prima azione, alza un pallone senza nessun senso per Blake Griffin. Ne nasce una sfida molto equilibrata, che vede la vittoria per 11-6 del Team Alfa sul filo della sirena dei 6 minuti.

Gamma-Iota vede, in avvio di partita, un duello personale tra Durant e Leonard, che prendono il palcoscenico giocando in 1 contro 1 con gli altri schierati agli angoli, come spettatori non paganti. Con il punteggio sul 6 pari dopo i primi 4 minuti, gli altri 6 giocatori, tra campo e panchina, con un golpe panchinano Leonard e Durant, non concedendo loro il cambio per tornare in campo, e se la vedono tra di loro. A sorpresa, si impone il Team Iota per 11-8, grazie all’inerzia presa dopo un “poster” terrificante di Jordan su Drummond.

Beta-Eta è una sfida tecnica, con i due “playmaker” (Paul e Harden) che si adeguano cercando continuamente i compagni in post basso. Ne nasce una sfida dal punteggio basso, risolta da due triple sugli scarichi di Draymond Green, che fissa il punteggio sul 9-7 per il Team Beta.

Epsilon-Teta parte male per la squadra testa di serie, con LeBron che sbaglia il libero per il possesso e l’underdog Teta che, spinta da un caldissimo Klay Thompson, vola sul 7-2 dopo soli 150 secondi. L’Epsilon fa valere però la sua superiorità, rimontando lo svantaggio in un solo minuto e vincendo le resistenze del Teta ai vantaggi per 14-12, partita lunga che potrebbe pesare per un team composto di tre soli giocatori.

Se le semifinali tra perdenti vedono vincere, con lo stesso punteggio (10-6) il Team Gamma e il Team Eta, quelle tra “vincenti” sono teatro di due sfide incredibili.

Il Team Alfa inizia la sua semifinale esattamente come i quarti, con tre triple filate di Curry, ma a differenza di prima la vena realizzativa si rallenta (e la rotazione corta non aiuta): Team Iota rimonta lentamente, portandosi sull’8 pari con in mano il possesso per vincere all’ultima azione. Durant stupisce tutti servendo Beal nell’angolo, che si prende un tiro comodissimo: solo rete, upset servito: Team Iota va in blocco a Rio, mentre lo stanco Team Alfa dovrà disputare minimo altre due sfide per ottenere il pass olimpico.

Memori del sofferto quarto di finale, LeBron, Melo e PG13 partono con l’acceleratore in semifinale: un incredibile parziale di 8-0 segna irrimediabilmente la sfida, che finisce 11-4; James e Anthony saranno in Brasile per portare a casa la loro terza medaglia d’oro olimpica.

Le “nuove” semifinali vedono, rispettivamente, due vittorie agevoli del Team Alfa (11-5 sul Team Beta) e del Team Eta (10-4 su Team Gamma).

Si giunge quindi all’ultima partita, con ancora cinque pass olimpici a disposizione: interrogato dai giocatori sulla situazione, Coach K non interrompe il suo silenzio, lasciando decidere il resto del coaching staff. È Monty Williams, segnapunti ufficiale del torneo, ad annunciare che lo staff avrebbe selezionato per Rio i migliori 5 giocatori della “finale”.

La sfida è combattuta, si gioca punto a punto, con il Team Eta che più volte “litiga” nel decidere i cambi volanti, perdendo la concentrazione, propiziando la vittoria del Team Alfa per 11-8. La curiosità adesso è enorme tra i “23 leftovers”.

A quel punto Coach K rompe il silenzio e si rivolge a tutti e 30 i “Finalists”.

Vi siete divertiti? Bene, noi di più. Abbiamo scherzato, tutti sulla linea di fondo.

Siete tutti in gioco, dimostrateci in questo training camp perché dovremmo portarvi a Rio.

(Flusso di coscienza partorito in una sera di Gennaio, dopo aver visto Kemba Walker segnare 52 punti in una partita.)

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